venerdì 31 marzo 2017

RECENSIONE "SPLENDORE" di MARGARET MAZZANTINI

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Anche per questo venerdì, nonché ultimo giorno del mese di Marzo, vi parlo di una lettura dedicata ad una delle sfide che sto facendo, in questo caso si tratta della MADE IN ITALY BOOKS CHALLENGE con l'obiettivo mensile che mi chiedeva di LEGGERE UN LIBRO DI UN AUTORE DI CUI HAI GIA' LETTO ALTRE OPERE. Io ho scelto di leggere l'ultimo libro che ho a disposizione nella mia libreria scritto da un'autrice che mi piace tantissimo. 
Vi racconto come è stata la mia esperienza con questo romanzo nel post qui sotto, quindi l'unica cosa che mi resta da fare è quella di augurarvi una BUONA LETTURA!!!




TRAMA: Guido e Costantino abitano nello stesso palazzo, il primo è figlio di un dermatologo, il secondo del portiere dello stabile. Guido è invidioso della famiglia di Costantino perché lui è sempre da solo in una grande casa vuota, mentre Costantino è ricercato e considerato dai suoi familiari. La loro esistenza si fa più vicina negli anni, vanno a scuola insieme e lì imparano a conoscersi e a diventare amici. Un'amicizia che cresce fino a trasformarsi in qualcosa di travolgente, sconvolgente e intenso, qualcosa che li accompagnerà per tutta la vita, anche se in modo diverso.

Titolo: Splendore
Autore: Margaret Mazzantini
Casa Editrice: Mondadori
Anno: 2015 (Ristampa)
Pag: 311
Prezzo: 13,00 euro




VALUTAZIONE:



Quest'anno sto facendo tante cose nuove in relazione al modo di approcciarmi alla lettura, la prima di tutte è sicuramente quella di partecipare attivamente a delle sfide di lettura che, non so neanche io come, sto riuscendo a portare avanti abbastanza decentemente. La seconda cosa è lasciare i libri senza portarne a termine la lettura. Ne leggo magari un centinaio di pagine e poi se mi accorgo che non mi stanno prendendo finisco con l'abbandonarli e metterli da parte aspettando un momento migliore per terminarli. Questa cosa è successa troppo spesso ultimamente e, seppure mi ha sempre dato molto fastidio farlo, non riesco proprio ad evitarlo, in alcuni casi specialmente.
Ora, tutta questa premessa per dire che ci stavo provando anche con Splendore della Mazzantini, autrice che adoro per la carica emotiva che riempie le pagine dei suoi libri e che riesce a coinvolgermi talmente tanto da farmi sentire parte delle storie stesse.
Ho letto in tutto quattro libri suoi, ma solamente uno ho già recensito qui sul blog, VENUTO AL MONDO  , poi tantissimi anni fa ho letto sia IL CATINO DI ZINCO che NON TI MUOVERE e tutti mi hanno lasciato qualcosa, pur raccontando delle storie molto diverse tra loro.

In Splendore ci troviamo a seguire le vicende di Guido, un ragazzo appartenente alla borghesia romana, presumo della fine degli anni 50 inizio 60, che si trova a doversi confrontare con un ragazzino che ha la sua età e che, però, è il figlio del portiere. Dico PERO' non tanto per voler fare una classificazione sociale, ma semplicemente per rappresentare il punto di vista del Guido ragazzino che vedeva, proprio nella posizione di Costantino, una sorta di muro, un ostacolo. Da qui nasce un "odio" che si confonde con l'invidia, che si confonde con l'incomprensione e che non fa ben capire cosa ci sia tra i due ragazzini. Nonostante la ritrosia iniziale di Guido, i due crescendo diventano amici e poi sempre qualcosa di più. Bhè, se vi servisse ancora una ulteriore chiarificazione, si, in questo libro si racconta di una storia d'amore omosessuale, e di due visioni diverse dell'amore in tale senso.

Il libro segue la vita di Guido dalla pubertà fino alla vecchiaia, se così potremmo dire parlando di un sessantenne, più o meno. Seguiamo la vita di un uomo che attraversa varie epoche abbracciando tutti gli eccessi e le stravaganze degli anni 70, la paura e la diffusione dell'HIV negli anni 80/90, la pace ritrovata con un matrimonio felice e la riscoperta di se stessi e di quello che realmente si è.
Una storia lunga decenni che ha portato Guido a vivere a Londra e sentirsi più libero di vivere anche la sua sessualità lontano dalle restrizioni mentali che potevano esserci in Italia. Non è un caso, infatti, che a differenza di Guido, Costantino viva in maniera più soffocante e problematica il suo essere omosessuale.

"Lo guardavo da dietro, ed è una delle immagini che sempre porterò con me, quel capo grosso e acerbo, la testa bieca, la mano libera inerte come un rastrello abbandonato contro un covone di fieno. Spiate da dietro le persone portano il peso del loro destino, come se nella parte che non possono vedere di se stessi si addensassero tutte le sofferenze, i pensieri, le speranze individuali e quelle di tutte le generazioni precedenti che paiono accanirsi contro l'ultimo testimone, lo spingono in avanti ma intanto sembrano ridere di lui, della sconfitta che egli ripeterà."

La narrazione segue due filoni narrativi diversi ma paralleli perché, se da una parte c'è la storia di Guido e di eventi che vive lui direttamente, dall'altro c'è la narrazione dell'amore che Guido prova per Costantino e di come viene vissuto da entrambi.
La vita di Guido è costellata da continue sofferenze legate ad una famiglia assente, al non sentirsi parte del mondo, al dover vivere sempre di eccessi illudendosi che quella sia la strada giusta per superare i suoi dolori. Guido, però, è anche un uomo che riesce a trovare la felicità in età adulta e lo fa in una donna, Izumi, e sua figlia Leni che diventerà anche figlia di Guido a tutti gli effetti. 
Izumi è l'unica con la quale Guido riesce a parlare di se e di tutto quello che riguarda la sua vita e la sua omosessualità. Una donna che va a colmare i vuoti che Guido ha avuto e continua ad avere nella sua vita, soprattutto quelli dovuti alla perdita di persone a lui molto care.
Nella vita di Guido, però, una parte importante è legata a Costantino un amore profondo, intenso, viscerale, quasi un'ossessione che si risveglia ogni volta che c'è un dolore, ogni volta che c'è un ricordo, ogni volta che un evento del quotidiano lo porta ad immaginare come potrebbe essere la loro vita insieme.
Guido è la passione, è l'amore profondo, è il cuore di una relazione che sembra essere portata avanti solo da lui. Costantino è più introverso, è più cupo, a volte più spaventato di vivere qualcosa che potrebbe essere molto più grande di lui.

Due visioni diverse di uno stesso travolgente sentimento che viene nascosto, celato, castrato perché la società non è pronta, la loro famiglia non è pronta, e forse, soprattutto per quanto riguarda Costantino, anche loro non sono pronti. 
Quello che la Mazzantini ci racconta è anche la storia del coraggio di vivere i propri sentimenti all'aperto nonostante le difficoltà e i pregiudizi delle persone che arrivano a distruggere qualcosa che è stato costruito con fatica e devozione.
Dico devozione, si, perché è quello che ho trovato in Guido, sicuramente il mio personaggio preferito nella storia, accanto a Leni, sua figlia/figliastra.


"Io e Guido non avremmo mai potuto avere un figlio nostro. Gli uomini non possono fare i figli. Era un pensiero assurdo, eppure era il solo che riuscivo a generare. Sapevo che l'unica persona al mondo con la quale avrei desiderato fare un figlio era lui. Quella privazione alla quale non avevo mai pensato adesso definiva la mia omosessualità. E mi sembrava di accogliere un urlo molto più profondo, l'impotenza di tutti gli uomini che fanno l'amore e sanno che il loro orgasmo non potrà mai fecondare la creatura che amano."


Guido è un amante innamorato, divertente, appassionato, è devoto e costante nel suo amore, fino alla fine, fino alla conclusione, fino al ripensamento, fino all'abbandono.
Guido è quanto di bello ci sia nell'amore tra due persone che scoprono di tenere l'uno all'altro anche nel momento in cui la cosa sembra assurda e impossibile. 
In realtà mi è piaciuto molto anche Costantino, il suo essere tormentato ma allo stesso tempo il suo non riuscire a stare senza l'altro.
Nelle varie fasi della loro vita Guido e Costantino diventano presenze costanti sia fisicamente sia mentalmente. In ogni cosa che gli succede l'uno è l'ancora di salvezza per l'altro, anche se questo significa non vivere mai effettivamente la loro storia, tranne in pochissimi giorni che mi hanno trasmesso tenerezza e dolcezza.

Per quanto mi riguarda ancora una volta la Mazzantini mi ha regalato emozioni forti che poche volte sono riuscita a vivere attraverso le pagine di un libro. 
Una storia che, devo ammettere, inizialmente non mi aveva affatto coinvolto, soprattutto perché si utilizzava un linguaggio che mi dava molto fastidio leggere. Con questo non voglio dire che le parolacce non le leggo se le trovo sui libri, ma ci sono stati dei passaggi iniziali che mi davano proprio un senso di fastidio fisico che mi ha portato a non capire il motivo della loro presenza lì. Fortunatamente ho continuato a leggere ed ho ritrovato la mia autrice.

Splendore è un libro che fa riflettere su quanto l'amore abbia così tante sfaccettature che non è possibile catalogarle, sul fatto che i figli non sono necessariamente quelli che si fanno, ma anche quelli che pur essendo fatti da altri ci ritroviamo a vivere e a conoscere e a sentire parte di noi, comunque. Che l'amicizia è sentirsi accettati, capiti e compresi e non essere continuamente giudicati o emarginati per quello che gli altri vorrebbero vedere in te.
Ancora una volta l'autrice è riuscita a calarsi nei panni di un uomo, ad indagarne l'animo, a dare voce alla sua intimità, al suo essere e farlo come se non ci fossero differenze tra uomini e donne, voglio dire che apprezzo molto la sua capacità di calarsi nei panni di uomini e rappresentarli così magnificamente, ecco.


"Leni si stende a prendere il sole. Costantino mi raccoglie la mano, me la bacia. Giovanni è li accanto a noi, ma lui è un testimone muto. Questo fatto me lo rende caro, il fatto che lui ceda ma non si stupisca di nulla. Il suo mondo è migliore del nostro. Il muro che ha dentro non ha giudizio ma soltanto passione e dolore. Lo sguardo degli animali che hanno già visto la vita molte volte."

Insomma se non si è ancora capito il libro mi è piaciuto moltissimo e seppure ho avuto qualche riserva inizialmente poi ho continuato a rimanere legata a Guido e alle sue emozioni. Io ve lo consiglio se amate le storie intense, coinvolgenti e che vi catturino. A questo aggiungeteci che si tratta di una autrice italiana che affronta sempre tematiche molto importanti e lo fa con una veridicità che ogni volta mi lascia senza fiato.
Questa è una delle cose che amo di più dell'autrice, il fatto che riesca a fare in modo che la tensione narrativa ed il bagaglio emotivo non siano accumulati tutti in un unico punto della storia, ma ci siano vari momenti in cui le emozioni vengono dosate dall'andamento stesso della storia.

Leggete questo libro, se non lo avete fatto ancora, e se volete approcciarvi alla scrittrice, soprattutto perché non si tratta di un volume enorme come poteva essere Venuto al mondo. Io sicuramente voglio recuperare anche NESSUNO SI SALVA DA SOLO e MANOLA che, ho visto, hanno ristampato da poco nella versione Mondadori, quindi prima o poi recupererò anche quelli.
Per adesso credo di avervi raccontato tutto, ho cercato di non anticiparvi nulla e se l'ho fatto mi scuso, spero che vogliate leggerlo, prima o poi!
Intanto se qualcuno di voi lo ha letto fatemi sapere cosa ne avete pensato, se vi è piaciuto oppure no, se la Mazzantini è un'autrice che vi piace o vi sta antipatica, insomma tutto quello che volete raccontarmi fatelo nei commenti e io sarò felice di rispondervi :-)

Vi saluto amici miei cari, vi mando un abbraccio e vi auguro di fare bellissime letture!!!

mercoledì 29 marzo 2017

WWW... RECAP DEL MESE... #1

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Come state amici in questo fine Marzo? Intorno a me tutto fa pensare che la Primavera sia ormai arrivata ed invece le temperature tornano ad essere quasi invernali... Mah... Come direbbe Tiziano Ferro... IO... NON ME LO SO SPIEGARE... Ma torniamo seri va!
Come vedete il titolo del post dà avvio ad una nuova forma di aggiornamento letture che risponderà sempre alle tre domande del post originario ma, visto che mi sembrava un po' inutile ripetere gli stessi titoli più volte all'interno degli stessi post (Una volta perché li leggo, una perché ho intenzione di farlo e un'altra perché li ho letti), ho deciso di fare un post riepilogativo ma più o meno a fine mese.
Lo so che non si tratta di chissà quale novità nel mondo dei blog, ma ho pensato che un aggiornamento settimanale di questo tipo non mi andava più di farlo e ho deciso di cambiare e inserire qui tutti i titoli che leggo al di fuori della TBR che decido all'inizio del mese.
Magari non saranno chissà quanti titoli, ma preferisco fare così piuttosto che subissare il blog di post tutti uguali.
Nella domanda delle letture attuali inserirò quelle che sto facendo al momento della scrittura del post e che mi porterò avanti all'inizio del mese successivo. Qualora li finissi dopo la pubblicazione di questo tipo di post, vi mostrerò tutto in quello del mese successivo.
La domanda delle letture fatte, ovviamente, è quella che avrà una risposta più completa rispetto alle altre due. 
Infine le letture che ho intenzione di fare, saranno titoli che leggerò non appena avrò terminato le letture in corso.
Insomma, la struttura non cambia molto, è solo un modo per ridurre il numero di questo tipo di post che, non dico che mi ha stancato, ma non mi va più di fare con una scadenza precisa, ecco.
Spero di essere stata il più chiara ed esplicativa possibile, quindi partiamo subito con le tre domande che costituiscono la struttura portante del post... Buona lettura a voi!!!


Cosa stai leggendo?



Ma quanto è bella questa copertina della nuova edizione della trilogia di ALESSIA COPPOLA???!!! Comunque io sto leggendo il primo libro, ovvero ALICE FROM WONDERLAND e lo sto facendo con il GRUPPO DI LETTURA GLI SNIFFA-INCHIOSTRO. Aggiungetevi se vi va tramite il banner a lato del post!.
Ho tralasciato le due letture fatte dopo REBEL. IL DESERTO IN FIAMME un po' perché non erano nelle mie corde e un po' per evitare di comprare libri che sapevo non mi sarebbero interessati. Adesso ho ripreso perché avevo già intenzione di leggere questo volume che ho in ebook e chissà, se mi piacerà magari prenderò questa bellissima versione che li contiene tutti e tre!



                                        


Più noto per Il bambino con il pigiama a righe, la lettura che sto facendo in questo momento è dedicata alla Russa zarista di Nicola II, sto parlando de IL PALAZZO DEGLI INCONTRI di JOHN BOYNE è la lettura del secondo obiettivo della RUOTA DELLE LETTUREUn libro che non ho scelto io, ma è stato consigliato da una della organizzatrici. Devo dire che mi sta intrigando, sicuramente è una lettura scorrevole e l'idea di leggere un libro sulla Russia mi piace. Mi ricordo che alle superiori presi un libro che si intitolava FLORIS; AMORE MIO era un mattone ma mi piacque moltissimo era ambientato sempre nella corte degli zar. Insomma, per adesso mi sta piacendo e devo anche sbrigarmi a leggerlo e recensirlo altrimenti non faccio in tempo ;-)  



Nell'attesa che arrivasse il pacco con il libro di Boyne ho cominciato il primo libro della seconda tappa della THE HUNTING WORD CHALLENGE che si intitola INNAMORARSI A PARIGI di ROSA VENTRELLA, una autrice italiana che ho conosciuto casualmente e che con Il giardino degli oleandri mi ha stregato totalmente. Come in quel libro, anche in questo volume si parla di storie familiari e mi piacciono moltissimo. Ho appena cominciato quindi diciamo che sto ancora cercando di capire chi siano i personaggi, ma non credo mi deluderà!



Cosa hai appena finito di leggere?



 LA LETTERA di KATHRYN HUGHES è una storia triste che racconta l'intreccio di vite di due donne accomunate dal loro nome di battesimo, Christine, e dal fatto di aver subito dei maltrattamenti anche se da persone diverse e che avevano con loro dei legami familiari diversi. 
Una storia che si snoda attraverso varie epoche, la storia di Chrissie inizia nel 1939, quella di Tina nel 1979. Ovviamente poi si arriva si arriva ai giorni nostri.
Una storia che coinvolge per l'assurdità di alcuni comportamenti, che vi farà arrabbiare, se siete delle lettrici, ma anche se siete lettori intelligenti a mio avviso.
Un libro che racconta ed affronta varie problematiche, la violenza domestica, la gravidanza non accettata, alcolismo.
Una lettura che mi è piaciuta molto.    





La seconda lettura che ho fatto è LA TERRA DELLE STORIE. L'INCANTESIMO DEL DESIDERIO di CHRIS COLFER. Primo volume di una serie di cui per ora abbiamo i primi quattro anche in Italia e che racconta le vicende di due gemelli amanti delle favole. 
Una storia delicata e intrigante che cerca di affrontare in modo "leggero" tematiche importanti come la perdita di un genitore, l'elaborazione del lutto, la difficoltà di sopravvivere economicamente, la necessità di doversi adattare ad una situazione completamente nuova. In tutto questo i due gemelli, Conner e Alex hanno sempre trovato un conforto nelle favole. Un tributo, ben fatto, alle favole dei fratelli Grimm e anche ai cantastorie che attraverso la loro voce permettono ai bambini di affrontare la durezza della realtà.





Terzo libro che ho letto come extra sfide è HANIA. IL REGNO DELLE TIGRI BIANCHE di SILVANA DE MARI, un piccolo libro di 90 pagine che ci introduce in un modo lento e straordinario nel Regno delle Sette Cime e nella storia della famiglia reale e non solo. 
Un libricino che vi lascerà soddisfatti della lettura fatta nonostante l'esiguo numero di pagine lo porta ad essere considerato come una sorta di racconto. Un prequel davvero incantevole, almeno per quanto mi riguarda e che sicuramente vi consiglio!





Lettura del primo dei due obiettivi dell'ottavo giro di ruota è ROVERANDOM di J. R. R. TOLKIEN
Finalmente dopo un bel po' di tempo sono riuscita a riprendere in mano qualcosa di questo scrittore che tanto mi aveva colpito l'estate scorsa. In questo caso ci troviamo davanti ad una lettura dedicata ai più piccoli in cui seguiamo le avventure di un piccolo cane alato che gira per i mondi della luna e delle acque profonde.
Sicuramente è un genere totalmente diverso da quello che ho letto in precedenza, LA CADUTA DI ARTU', ma, diciamo, che non è proprio da buttar via.








Cosa hai intenzione di leggere?



Diciamo che lo scopo principale sarebbe riuscire a leggere questo libro perché ormai ho lasciato in sospeso questa famiglia da TROPPO TROPPO TROPPO tempo, quindi l'intenzione sarebbe di leggere TEMPESTA di LILLI GRUBER. Secondo volume di una duologia, EREDITA' era il primo, con la quale la Gruber ci mostra, attraverso la storia della sua famiglia, quella del Sud Tirolo durante gli anni della Seconda Guerra mondiale. Eredità mi era piaciuto tantissimo e non credo rimarrò delusa da questo secondo ed ultimo volume. Spero davvero di riuscire a leggerlo!

Non mi voglio sbilanciare con l'inserimento di altre letture perché alla fine, tra tutte quelle che ho già programmato, non so neanche se riuscirò a terminare questa, quindi per non strafare vi lascio con questo titolo e gli altri ve li mostrerò nel prossimo post.

Bene amici, fatemi sapere quali sono state le vostre letture per questo mese, se ce ne sono state di particolarmente belle da condividere, o, perché no, se volete condividere anche delle delusioni! Spero che abbiate trovato qualcosa di interessante tra le mie letture, se si fatemelo sapere nei commenti :-)

Adesso vi saluto, vi mando un abbraccio grande e vi auguro di fare bellissime letture!!!

martedì 28 marzo 2017

RECENSIONE "ROVERANDOM" di J. R. R. TOLKIEN

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!



Dopo tanto tempo sono finalmente ritornata a leggere qualcosa di Tolkien, autore conosciuto per fama ma di cui non avevo letto ancora nulla prima de LA CADUTA DI ARTU' di cui vi ho parlato questa estate. La lettura di oggi è di tutt'altro genere, un racconto per bambini che, purtroppo non mi ha convinto molto.
Vi racconto tutto nel post... BUONA LETTURA!!!



TRAMA: Roverandom è la storia di un cane che per aver morso il pantalone di mago finisce con l'essere trasformato in un piccolo cane giocattolo che rimane immobile per tutto il giorno. Una notte, durante le sue esplorazioni, riesce a scappare dalla casa del bambino cui è stato regalato, dando inizio alle avventure che lo vedono volare sul dorso di un gabbiano, acquisire delle ali con le quali impara a volare, arrivare sulla luna e conoscere il mondo delle sirene nel profondo del mare. Solo dopo aver compiuto questo viaggio sarà possibile, per lui, tornare a casa e soprattutto tornare quello di un tempo.

Titolo: Roverandom
Autore: J. R. R. Tolkien
Casa Editrice: Bompiani
Anno: 2014 (Ristampa)
Pag: 173
Prezzo:10,50 euro




VALUTAZIONE:




Prima di cominciare a parlarvi del libro è mio "dovere" informarvi che ho letto questo volume per coprire un obiettivo dell'ormai ottavo giro della RUOTA DELLE LETTURE nel quale mi si chiedeva di leggere UN LIBRO CON LA COPERTINA (IN PREVALENZA) NERA.

Seconda lettura di Tolkien per me prima di avvicinarmi alla sua produzione più celebre e devo dire che la scelta di questo libro non è stata delle migliori, anche se il voto che gli ho dato non è assolutamente negativo.
A volte capita di idealizzare talmente tanto una cosa che poi, quando ce l'hai a portata di mano, ti sembra talmente ovvia o semplice che quasi quasi la delusione è più grande delle aspettative in essa riposte. Ecco, purtroppo questo libro un po' di delusione me l'ha portata, magari la colpa è pure mia che compro le cose solo leggendo le prime righe scritte nella quarta di copertina, però, pensavo che Tolkien fosse una garanzia a livello di storie, ecco.
Non so se questa fiducia può bastare a giustificare i miei acquisti scellerati, fatto sta che questo libro l'ho comprato e sono stata comunque contenta di averlo fatto, in fin dei conti.

La storia che ci viene raccontata in Roverandom, è quella di un cane maleducato che, un giorno, ha avuto la malsana idea di provocare un grande e potente mago, il quale, pretendendo da lui più educazione, finisce per essere attaccato dal cane trovandosi con un grosso buco nei pantaloni. Questo fa arrabbiare il mago che decide di trasformarlo in un piccolo cane giocattolo che acquista vita solamente dalla mezzanotte alle prime ore del mattino. Proprio sotto questa forma viene acquistato da una donna che decide di regalarlo al suo nipotino Two. Durante una delle sue giornate a giocare sulla spiaggia, però, Two perde Rover e il cane, nelle ore di libertà motoria, finisce con il cercare un modo per tornare alle sue reali dimensioni. Iniziano così le sue avventure di un cane errante che sul dorso di un gabbiano prima, e con le sue piccole ali poi, viaggerà dalla terra fin sulla luna e poi sul fondo degli abissi, tra sirene e balene.

Come vedete dalla trama si tratta di una storia per bambini realizzata da Tolkien proprio quando suo figlio Michael, dopo una giornata in spiaggia, perde tra la sabbia il piccolo cane di latta che gli era stato regalato. Questo mette già in evidenza il fatto che qui si siano ripresi degli elementi biografici di Tolkien e della sua famiglia, ma non solo.
La lettura di questo volume, fatto da un bambino, sicuramente raggiungerebbe l'intento, quello di raccontare una fantastica avventura il cui protagonista, un cane, si ritrova a dover fare i conti con il "dispetto" di un mago che non vuole ridargli le sue sembianze reale. 
Letto da un adulto, invece, ci troviamo a leggere un testo metaletterario che ha proprio in questo la sua bellezza.
Il racconto vero e proprio viene anticipato da una introduzione che ci permette di conoscere le circostanze della composizione, la storia dell'autore legata alla vicenda narrata e la storia editoriale di questo racconto.
Attraverso l'introduzione e le note è possibile fare attenzione a dei particolari che, chiunque abbia anche solo visto i film ispirati alle sue opere, riconoscerebbe, in particolare mi riferisco alla figura del mago Artaserse che richiama palesemente il celebre Gandalf, alcune descrizioni dei luoghi ed alcuni passaggi che inevitabilmente mi hanno riportato alla mente sia i film di Lo Hobbit che de Il signore degli anelli.

"Il tipo che sta entrando ora nella storia era proprio uno stregone. Avanzava bel bello per il viale del giardino, con un vecchio paltò sdrucito, una vecchia pipa tra i denti e un vecchio cappellaccio verde in testa. Se Rover non fosse stato così occupato ad abbaiare alla palla, avrebbe forse notato la penna blu infilata nella calotta del cappello verde, e sarebbe venuto anche a lui - come a qualsiasi altro ragionevole cane - il sospetto che potesse trattarsi di uno stregone; ma della penna lui non si accorse affatto." 

Se da una parte ci si può aspettare che uno scrittore possa aver utilizzato degli elementi comuni a più storie per la loro costruzione, non mi sarei mai aspettata di ritrovare elementi che mi hanno ricordato molto il nostro PINOCCHIO di Carlo Collodi nella presenza dell'Isola dei cani o la presenza di una balena che trasporta nella sua bocca i nostri personaggi, o la descrizione degli abissi che ho associato al regno di Ariel, la Sirenetta della Disney (non quella di Andersen), insomma ci sono stati molti punti che mi hanno portato a fare questi rimandi ad altre opere. Ovviamente i riferimenti non sono solamente questi. 
Sicuramente ci sono influenze legate alle leggende nordiche, alla mitologia, alla religione, e poi una serie di giochi linguistici e rimandi a filastrocche, al mondo di Carroll e ad altri autori che lo stesso Tolkien apprezzava. Questa è sicuramente la parte che ho apprezzato di più del libro, anche rispetto alla storia in sé che comunque pur non essendo scontata, è comunque una narrazione più semplice rispetto al resto della sua produzione.

" "Quella è l'Isola del Cani", disse Mew, "o meglio l'Isola dei Cani Smarriti, dove vanno tutti i cani perduti che se lo meritano o sono fortunati. Mi dicono che non è male, per un cane; possono fare tutto il chiasso che vogliono senza che nessuno gli ordini di piantarla o gli tiri dietro qualcosa. Tengono un magnifico concerto ogni volta che splende la luna, abbaiano tutti insieme i loro versi preferiti. Pare che ci siano anche alberi di ossi con frutti succulenti che cadono dalla pianta quando sono maturi."   

Ditemi la verità: Non vi è sembrata la descrizione del Paese de Balocchi??!! Magari sono visionaria è, ma mentre leggevo, questo mi è sembrato!
Inutile ripetervi che nel racconto ci sono molti elementi biografici, come la perdita del piccolo Rover, la presenza di una casa sulla scogliera che ospita una famiglia con dei bambini. Accanto a questi elementi, ce ne sono altri legati alla società contemporanea dello scrittore, vuoi attraverso la presenza del nome di un quotidiano, vuoi attraverso alcune abitudini attribuite ai personaggi della storia o al soprannome PAM dato a Psamathos, il mago delle sabbie che richiamava il soprannome di un personaggio politico del suo tempo. Insomma un misto di elementi reali e fantastici che ben si collegano con la storia creata.

Per quanto riguarda la mia opinione personale, però, Roverandom mi ha portato ad avere un giudizio intricato e ingarbugliato che un giorno oscilla più verso il carino e un altro verso il che genialata.
Indubbiamente è da riconoscere ancora una volta la capacità dello scrittore di aver saputo inserire in un contesto fantastico, e in modo del tutto impercettibile, elementi della sua contemporaneità e la creazione di una storia che poi ha sicuramente aperto le porte per qualcosa di più complesso nella sua costruzione. Sicuramente la presenza di elementi che rimandano a Lo Hobbit, il più vicino per pubblicazione, mi porta a volerlo recuperare subito per vedere quanto, effettivamente, sia stato ripreso da questo racconto.
La storia di per sé, senza considerare gli aspetti metaletterari, però, non mi ha colpito particolarmente, in effetti se ci avete fatto caso delle avventure di Roverandom, ne ho parlato pochissimo, un po' perché raccontarvele mi avrebbe portato a parlarvi dell'intero racconto, un po' perché, in effetti, ho trovato la narrazione un po' troppo confusionaria. 
Il fatto che avessi adorato le descrizioni fatte ne LA CADUTA DI ARTU' mi ha portato, in questo caso, a pensare che l'autore non fosse lo stesso. Sono d'accordo che il pubblico di destinazione sia diverso e che, magari, questa possa essere considerata come una capacità dello scrittore, quella di essere in grado di modificare il proprio stile, ma a me è sembrato più un abbozzo alle possibilità che Tolkien avrebbe potuto sfruttare nel raccontare la storia.
L'attraversamento di vari paesaggi quali quello lunare e quello de fondali marini, secondo le mie aspettative, avrebbe dovuto essere messa molto più in evidenza. Invece qui ci troviamo davanti a delle descrizioni accennate che lasciano piu' spazio agli incontri di Roverandom o alle conseguenze da lui subite per la "lotta" tra i tre maghi coinvolti nella storia, ma anche in questo caso è tutto accennato, rimandando alla frettolosità della narrazione orale.
Insomma mi aspettavo qualcosa di più anche se questa storia è dedicata a dei bambini, soprattutto perché è lo stesso Tolkien ad aver affermato che le storie per bambini non necessariamente debbano essere realizzate con l'uso di un vocabolario limitato o semplice per facilitarne la comprensione, altrimenti i bambini stessi non avrebbero mai imparato nulla. Bene, su questa premessa, direi che allora si poteva ampliare la narrazione e non limitarsi all'inserimento di parole anche difficili per un adulto a volte.
Quindi diciamo che la pecca ce l'ho trovata e manco tanto piccola, ecco.

Nonostante la delusione che ho provato dopo aver concluso questo racconto, devo comunque dire che non smetterò di leggere questo autore, anche perché ho comprato altri libri suoi e sono comunque molto curiosa di sapere come affronterà le varie storie. Ovviamente il cane alato ( Non vi ricorda anche Falcor?) è affiancato dai personaggi che siamo soliti attribuire allo scrittore, quindi nani, gnomi, elfi e maghi e in questo mi sono sentita più "a casa" se così vogliamo dire.

Un libro carino, ma non mi ha fatto impazzire. Alcune cose le avrei realizzate in maniera diversa, anche considerando il fatto che si tratta di una storia orale che solo in seguito e attraverso tre stesure, è arrivata ad avere una sua struttura. 
Un piccolo tassello che sono stata comunque contenta di aver conosciuto prima dei suoi capolavori e forse ho fatto pure bene a leggerlo adesso, magari dopo la delusione sarebbe stata ancora più grande, chissà!!!

Bene amici Viaggialettori, anche per questa volta vi ho raccontato le mie impressioni su questa lettura. Spero di essermi fatta capire, visto che ultimamente i miei pensieri sono piuttosto ingarbugliati e non so per quale motivo, sarà la primavera forse.

Fatemi sapere se lo avete letto, se conoscevate questa storia e cosa ne avete pensato.
Un abbraccio a tutti voi e buon viaggio tra le pagine dei vostri libri!!!

lunedì 27 marzo 2017

GRAPHIC NOVEL "IL SUONO DEL MONDO A MEMORIA" di GIACOMO BEVILACQUA

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Eccomi di nuovo qui a parlarvi di Graphic Novel, mantenendo, anche per questo mese, l'appuntamento con questa nuova rubrica!

La storia di cui vi parlo oggi è molto particolare, e pur avendola letta qualche giorno fa, non sono ancora riuscita a capire se mi abbia soddisfatto oppure no!
Ve ne parlo nel post che magari le idee mi si schiariscono un po', Buona Lettura!!!




TRAMA: Sam ama sfidare se stesso. Questa volta lo fa anche per superare un momento buio della sua vita, decidendo di tornare a New York, il suo rifugio. Capendo la sua necessità, il suo amico e collega Jorge, dice a Sam di vivere nella città più caotica del mondo cercando di non parlare a nessuno per due interi mesi, ma le difficoltà di portare a termine questa sfida sono dietro l'angolo!


Titolo: Il suono del mondo a memoria
Autore: Giacomo Bevilacqua
Casa Editrice: Bao
Anno: 2016
Pag: 188
Prezzo: 21,00 euro






VALUTAZIONE: 



Questa volta mi trovo in seria difficoltà a parlare di questa Graphic Novel senza dire nulla di quello che succede nel volume, perché??? Perché è una storia composta da elementi talmente complementari l'uno all'altro che non so come potrei parlarvene senza fare macelli.
IL SUONO DEL MONDO A MEMORIA è un volume che tratta molte tematiche e lo fa attraverso la fotografia e la visione di una vita fatta di sensazioni.

La storia è quella di Sam, che conta fino a quattro in ogni momento della giornata e in ogni circostanza o azione che deve fare. Sam è un fotografo e adora New York, un amore talmente forte da fare di quella città il suo rifugio ideale ogni volta che la sua vita gli pone delle difficoltà o degli ostacoli che non sempre possono essere superati.
La partenza stavolta si fa ancora più interessante perché, oltre ad essere un viaggio di "recupero Umorale", per Sam diventa anche un'occasione per portare a termine una sfida, quella di riuscire a vivere per due mesi senza parlare a nessun essere vivente, tutto questo nella città più caotica e strabiliante che possa esistere.

Questa in soldoni la trama di una storia che, in realtà, è molto più ampia se si vanno ad analizzare tutti gli elementi che l'autore ci mostra nel fumetto e che io cercherò di non rivelarvi in maniera eccessiva, speriamo bene!

Come ho detto più volte non sono esperta di fumetti, Graphic Novel e tutto quello che riguarda il lato tecnico di questo mondo, ma ritengo che gestendo un blog in cui parlo delle letture che faccio nella mia vita sia, in un certo senso, "doveroso" parlarvi anche delle Graphic Novel che entrano a far parte del mio bagaglio di letture. Quindi, ammettendo la mia ignoranza in materia, vado avanti sperando di fare una cosa decente, ecco!

La cosa che mi è subito saltata agli occhi di questo volume, è l'idea molto tangibile di avere tra le mani la possibilità di conoscere uno spaccato della città di New York, questo è reso possibile attraverso le varie tavole paesaggistiche che l'autore realizza sia riprendendo i colori più o meno reali della città, sia attraverso il bianco e nero delle sue fotografie.






Sembra di essere veramente a Central Park in questa immagine, e questa è una delle cose che ho apprezzato di più del volume, la capacità di realizzare, con tratto fine, gli ambienti naturali o civilizzati, come nel caso delle vedute tra i grattacieli, che rendono ancora meglio l'idea di questa città. 
Per rimanere nell'ambito del tratto utilizzato, sicuramente ne ho apprezzato molto di più l'utilizzo per i paesaggi che non per la costruzione dei protagonisti e delle altre figure umane che incontriamo tra le pagine.
Questo sicuramente non va a rovinare la mia lettura, nel senso che non è una cosa che mi ha proprio dato fastidio, solo un gusto personale per i volti più caratterizzati e dettagliati che qui ci sono comunque ma non mi hanno colpito come con altri disegni.
Grazie alle sue tavole Bevilacqua ci dà la possibilità di immergerci nella città con le sue abitudini, i suoi grandi palazzi e grattacieli che sormontano la città, con la frenesia dei taxi gialli, dei caffè bevuti durante il cammino e la presenza costante degli alberi che sembrano essere custodi di una città che nasconde i segreti e misteri.







All'interno di queste rappresentazioni troviamo il nostro protagonista, Sam, che nel portare avanti la sua mission impossible di rimanere in silenzio per due mesi, si ritrova a fotografare la bellezza di New York e della varietà culturale ed etnica della città. Ma un giorno, proprio dopo aver ritirato alcune delle sue fotografie, nota che nei vari paesaggi in bianco e nero, c'è la costante presenza di una ragazza a colori che, in varie pose, si trova in tutte le fotografie da lui scattate, ma lui non si ricorda affatto di lei.

Una storia che si tinge di mistero, quindi, e che tinge la quotidianità di Sam con i colori della ricerca, della scoperta e dell'incredulità.






La storia che ci racconta Bevilacqua è quella di un uomo che cerca di ritrovare la serenità attraverso la visione del mondo che lo circonda tramite una lente fotografica che gli permette di fissare in uno scatto la bellezza del mondo. La fotografia diventa, non solo un lavoro, non solo un modo per guardare il mondo, ma anche uno strumento per sentirsi al sicuro e ritrovare, nello scatto, la certezza del ricordo di qualcosa che si è vissuto e che non può essere dimenticato.

Il ricordo e la memoria, come dice il titolo del libro, hanno un ruolo fondamentale nella vicenda, sebbene la sua particolare spiegazione, in tale senso, ci viene data dall'autore solamente alla fine del volume. Accanto al ricordo e alla memoria c'è una buona dose di casualità quasi assurda e surreale, che fa di Sam un ricercatore "spaventato" a volte!
Ci troviamo, infatti, a vivere con Sam l'assurdità, ma non troppo, di vivere una sorta di "persecuzione" positiva che si va a scontrare con la realtà che Sam vive, fatta di un ricordo in particolare che lo fa andare avanti.

Bevilacqua unisce meraviglia e incredulità ad una storia molto delicata, a mio avviso, in cui, come ho detto, il ricordo è l'elemento portante.
Non starò qui a dirvi come mai si parla di memoria e di ricordi, ma spero di avervi istillato un po' di curiosità nel recuperare quest'opera molto particolare nella sua evoluzione. 


Per quanto mi riguarda sicuramente è un'opera che mi è piaciuta ma non so fino a che punto, la sufficienza l'ha raggiunta e ci sono molte cose che mi sono piaciute.
La storia è difficile da raccontare senza fare anticipazioni, quindi dovrete accontentarvi di questo parere un po' "superficiale" anche sui due personaggi che costruiscono la vicenda.
Spero di non aver fatto troppi discorsi privi di senso e che le mie parole possano incuriosirvi.
Io, dal canto mio, devo confessarmi che inizialmente non ci ho capito molto di tutto quello che succede ma poi alla fine si scopre tutto e si riesce a vedere tutta la narrazione in modo diverso!

Bene amici, io anche per questo mese vi ho raccontato la mia esperienza con questa Graphic Novel. Sto cercando di variare le tematiche anche in questo genere di lettura così da non rendere monotono questo appuntamento mensile e spero lo apprezziate.
Adesso vi saluto che ho da preparare altri post, fatemi sapere se avete letto questo titolo e cosa ne avete pensato.
Vi saluto, vi mando un abbraccio e vi auguro di fare bellissime letture!!! Ci rileggiamo tra un  mese con questa rubrica...

venerdì 24 marzo 2017

RECENSIONE "HANIA. IL REGNO DELLE TIGRI BIANCHE" di SILVANA DE MARI

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Dopo qualche settimana sono finalmente riuscita a proporvi, di nuovo, una lettura che esula dalle varie sfide che sto portando avanti. Ribadisco che grazie proprio a queste sfide sto conoscendo molti autori a cui, magari, non avrei mai dato peso in altro modo, e questo direi che è già un traguardo positivo.
Oggi vi parlo di un fantasy per ragazzi che mi ha affascinato tantissimo fin dalle prime pagine, ma vi racconto tutto nel post che segue, buona lettura!!!



TRAMA: Il Regno delle Sette Cime è molto ricco e benestante, grazie alle foreste di quercia nera e le tigri bianche. Oltre al fatto che il re Harin è riuscito a gestire, nel migliore dei modi, i difficili rapporti di vicinato, soprattutto quello con gli altri regni meno prolifici. Il benessere, però, è minato dall'assenza di un erede maschio che possa continuare a mandare avanti le sorti del regno, al suo posto una bambina, Haxen poco incline al governo. Alla morte del re Harin, le sorti del regno sembrano segnate, sarà un'azione del Signore Oscuro?O sono solo credenze popolari?

Titolo: Hania. Il Regno delle tigri bianche
Autore: Silvana De Mari
Casa Editrice: Giunti
Anno: 2015
Pag: 96
Prezzo: 2,00




VALUTAZIONE:



Che dire???!!! LA DE MARI MI HA CONQUISTATA SUBITO!!!

Meglio di così non lo potevo scrivere, credo. Lo so che si tratta solamente di un Prequel ad una trilogia nella quale la storia si svilupperà (SPERO e CREDO) più ampiamente, so che si tratta solamente di 90 pagine di storia, ma a me è piaciuto da morire!
Per essere onesti devo dirvi che la foto che vedete qui sopra non è quella della versione che ho io, nel senso che io ho preso, all'uscita, quella che non contiene i primi capitoli del primo volume della trilogia, il che vi fa capire come io abbia altissime aspettative nei confronti di questa trilogia.

Adesso parliamo di questo volumetto che le mie dita fremono al solo doverne parlare!
Sinceramente parlando, l'unica cosa che mi aveva attirato del libro erano i due grandi occhi ferini che si trovano in copertina, poi ho visto il prezzo, e mi sono detta "Perché no!" Tutto questo succedeva un anno fa, quando il romanzo doveva ancora uscire e io, OVVIAMENTE, non conoscevo nulla della De Mari. 
In questo periodo mi sento un po' affaticata dalla lettura, non so perché, sarà la primavera, sarà che comincio a risentire della situazione che sto vivendo, non so, sto in un periodo di semi blocco che in realtà non so spiegarvi. Insomma, mi serviva una cosa leggera leggera, sebbene io abbia appena finito di leggere LA TERRA DELLE STORIE, così ho preso questo volumetto e mi ha incantato.

"La chiave era un oggetto magico, in un certo senso, misterioso e affascinante, ognuna legata per sempre alla propria serratura e inutile da sola, dispersa nella nostalgia dell'inutilità quando di perdeva, simile a tutte, ma mai uguale a un'altra. Una chiave che stava nel palmo della mano poteva aprire cancellate enormi e altrimenti inviolabili. La chiave era la grazia che dominava la forza."

La storia narrata è quella di un Regno e della sua famiglia reggente che si trova a dover affrontare un improvviso capovolgimento della situazione a seguito di due "problemi": La regina ha avuto una figlia femmina e non potrà più avere altri eredi; Il re dopo sette anni viene ucciso in una battuta di caccia lasciando sua figlia Haxen e il suo Regno orfani del loro padre e signore.
Lì per lì si potrebbe pensare che le due cose siano naturalmente possibili. Un erede maschio non è sempre facile averlo, ma quando si pensa che solo un maschio sia in grado di gestire al meglio un intero reame la cosa inizia a farsi seria. Soprattutto perché ci si ritrova a dover fare i conti con la superstizione del popolo, quello stesso popolo che permette al Regno di vivere in pace e in benessere. 
A credere in Haxen è Dartred, il figlio del maniscalco, fabbro, cantastorie e storico del Regno. Se inizialmente viene denigrato, Dartred decide di dedicare la sua vita ad Haxen e al suo diventare reggente del Regno delle Sette Cime.

Credo di essere riuscita, in questo modo, ad inquadrare tutti i personaggi principali che appaiono in questo primo capitolo della storia, non mi resta che raccontarvi le mie impressioni.
Fin dalle prime pagine sono stata completamente catturata dalle parole di Silvana De Mari nella descrizione del Regno delle Sette Cime e piano piano di tutto quello che costituiva il Regno, dalle sue attività, alla città, alla popolazione alle vita del palazzo reale e della famiglia che lo abita. Il tutto con uno stile che cattura e ti trascina all'interno di questo mondo e di cui, almeno per quanto mi riguarda, ho sentito la mancanza dopo aver terminato di leggere le poche pagine che ho avuto a disposizione.
Ognuno dei brevi 12 capitoli che costituiscono questo volumetto, permette al lettore di entrare a conoscenza di un dettaglio della storia e di sentirsi pienamente soddisfatto delle informazioni che ha ricevuto. Questo non lo dico solamente per quanto riguarda la descrizione del paesaggio e della storia, ma anche dei personaggi a cui vi affezionerete subito.
Nella pagine dedicate alla storia del Regno si ricostruiscono le vicende politiche della sua costruzione e di come l'attuale reggente RE HARIN IL GIUSTO sia stato amato dal suo popolo proprio per la ricchezza che le sue capacità diplomatiche gli hanno garantito.
Una scrittura che mi ha dato la sensazione di aver ripreso la tecnica degli antichi cantori che raccontano con calma e con la giusta quantità di particolari le vicende della storia che andranno a raccontare.

"Nelle storie, la fede e il coraggio non bastavano. Ci volevano anche intelligenza, capacità di improvvisare, di pensare cose mai pensate, osare cose mai osate.   Un'altra arma era la parola: per trovare alleati, per dare coraggio a chi lo aveva perduto, per canzonare anche il nemico, fargli sapere che non c'era paura nel cuore e nel braccio."

Se il solo aver descritto il paesaggio mi ha subito fatto venir voglia di raggiungere il Regno delle Sette Cime, non mi resta che parlarvi dei personaggi con i quali ho sentito un'immediata empatia. Mi è sembrato di leggere la storia di persone che conosco da tempo ed è una sensazione che provo raramente, soprattutto quando si tratta di fantasy o simili.
Fin da subito conosciamo Dartred e Haxen che, sebbene di età differenti, finiscono con il crescere insieme e a contatto, dato anche il fatto che si tratta di un regno molto piccolo e che il fabbro reale è il padre di Dartred. 
Haxen è la principessa e ci viene descritta come rappresentante ideale della classe borghese cui appartiene. Anche l'immagine che ci viene data di lei è quella della principessa eterea, bionda con gli occhi azzurri. 
Dartred è l'unico che crede alla necessità di dare ad Haxen la stessa importanza che avrebbe avuto se fosse stato un maschio ed è l'unico che si impegna affinché la ragazzina diventi una giusta reggente, almeno iniziando dal maneggiare una spada. Dartred si affeziona alla principessa e ne diventa una sorta di fratello maggiore, nonostante la diversità di appartenenza rimane visibile anche nelle piccole cose. 
Pur avendo una certa differenza di età, seguiamo la crescita di questi due ragazzi attraverso gli eventi della storia del Regno. Il re muore in una battuta di caccia, in un modo che non starò qui a spiegarvi, ma tutto lascia presagire al fatto che ci siano delle forze oscure a compiere le loro "macumbe" sul re e la sua famiglia.
Accanto a questi due protagonisti, ci sono poi il re, uomo giusto, onesto e amato da un popolo che gli riconosce i sacrifici e le scelte fatte per il proprio Regno. Conosciamo Rastid il Nano, uno strano personaggio che appare nei momenti in cui c'è bisogno di lui e poi scompare subito dopo.
Insomma di questo piccolo volume mi è piaciuto tutto e soprattutto il fatto che, una volta terminata la lettura non ci si rende conto di aver letto solamente un Prequel, ma un romanzo intero, seppure breve, che ci lascia riempiti di una storia che racconta di come il bene e il male ancora una volta siano posti l'uno contro l'altro.
Una storia bella, di amicizia, di fiducia e speranza verso il ritorno ad una condizione di stabilità e serenità. Una storia che pone le basi per quella che, spero, diventi una trilogia molto appassionante. Sicuramente recupererò a breve i primi due volumi della trilogia già usciti con la Casa Editrice Giunti che sono : HANIA. IL CAVALIERE DI LUCE  e HANIA. LA STREGA MUTA sperando che il terzo ed ultimo volume arrivi a breve.

Un libricino che leggerete in un paio di ore assaporandone ogni parola e ogni dettaglio, un libro che vi appassionerà per l'apparente normalità del suo andamento che solo in alcuni piccoli dettagli presagisce qualcosa di più grande.
Io vi consiglio, quantomeno di provare a leggerla questa storia, così da capire se possa fare o meno per voi, magari rimarrete soddisfatti come me ;-)

Adesso vi saluto, vi mando un abbraccio e vi auguro di fare bellissime letture!!!